[La Corte Suprema della California ha confermato oggi l’esito del Referendum dello scorso novembre che di fatto aboliva le unioni gay, pur confermando la validità dei matrimoni nel frattempo celebrati: ripubblico allora il mio intervento di gennaio]


Ha suscitato molto scalpore la notizia dell’opposizione del Vaticano alla proposta avanzata in seno alle Nazioni Unite dalla Francia per depenalizzare l’omosessualità in tutti i Paesi del modo. Al contrario, è passata quasi inosservata la notizia che in novembre la California, ”patria” del movimento gay, ha abolito con un referendum il diritto al matrimonio degli omosessuali stabilito da una precedente sentenza della Corte Suprema. Pochi hanno notato che dal punto di vista economico, le unioni omosessuali sono un ottimo affare, sia per il settore privato che per quello pubblico. La California è un esempio interessante perché ha un PIL molto vicino a quello italiano. Il Williams Institute dell’Università della California a Los Angeles ha stimato che la legalizzazione delle unioni omosessuali avrebbe generato entrate per l’erario per un totale di circa 21,3 milioni di dollari (16,9 m di euro) l’anno, per tre anni. In California, tra giugno e settembre sono stati celebrati ben 11,000 matrimoni gay (qui vivono circa 109,000 coppie omosessuali). Ipotizzando che tra fiori, partecipazioni, rinfresco etc. una coppia spenda in media 7500 dollari (5952 euro) per il matrimonio, il giro d’affari che risulta da questi numeri è di circa 247milioni di dollari l’anno, che sommate alle entrate per l’erario fanno 270milioni di dollari (214,3 milioni di euro): il 5% del PIL della Lombardia (2007) ! L’obiezione è che molte di queste nuove spese sarebbero a scapito di altri consumi. Vero? Probabilmente no, visto che è piuttosto comune per le coppie indebitarsi per finanziare il proprio matrimonio. Rinunciare ad un tal gruzzolo? Forse Vaticano, governo e California dovrebbero ripensarci, di questi tempi….