(English version here) La vittoria del centrosinistra alle recenti elezioni municipali è stata un vero e proprio terremoto politico che avrà effetti destabilizzanti sul sistema delle alleanze che ha finora retto il governo, e dunque sul quadro di politica economica che di quel sistema di alleanze è stato il frutto. Come è noto all’interno del governo si fronteggiano due schieramenti: il partito del rigore-nonostante-la crisi (Tremonti e Lega), contro il partito più spesa-meno-tasse-sviluppo-del- Sud (sostenuto più o meno da tutti gli altri). Il secondo partito ama ammantarsi del mantra delle “politiche per la crescita”. Come è noto,

  • La riduzione delle aliquote richiederebbe un aumento di base imponibile che mantenesse il gettito invariato. Tradotto, bisognerebbe far pagare le tasse a chi le elude/evade per farle pagare meno a chi le paga. Poichè a sopportarne i costi sarebbero soprattuto i tradizionali elettori del centrodestra (il popolo delle partite iva), l’unica riforma fiscale oggi politicamente possibile per il centro destra, ridurre le aliquote tout court, ci porterebbe diritti al default.
  • Lo “sviluppo del Sud” richiederebbe il debellamento della criminalità.Molto più facile e utile per rimediare consensi elettorali  lanciare nuove  “Banche del Mezzogiorno” ed “grandi progetti infrastrutturali”, che non avrebbero alcun effetto sulla crescita, alimenterebbero la criminalità destabilizzando il bilancio.

Poichè la pesante sconfitta elettorale indebolisce il partito del rigore, vedo due possibilità:

  1. Il governo resta in piedi,  prende il sopravvento il partito della spesa, la disciplina di bilancio si indebolisce e finiamo in una crisi di insolvenza.
  2. la lega stacca la spina ed il paese va al voto.

A voi assegnare le  probabilità a queste possibilità (o ad altre che qui non ho considerato)