Ho partecipato ieri al Workshop “Assessing and measuring macroeconomic imbalances”, nell’ambito della riunione dell’ Economic Policy Meeting (EPC) , il comitato riservato ai Chief Economists ed Economisti dei Ministeri del Tesoro che prepare il materiale tecnico per le riunioni dell’ ECOFIN  (il Comitato dei Ministri delle Finanze dell’Unione Europea). L’ EPC sta lavorando con la Commissione Europea alla messa a punto di uno “Scoreboard”, una sorta di “tabellone segnapunti” che mediante appropriati indicatori economici, segnali il verificarsi ed il perdurare di squilibri macroeconomici tra i paesi della zona Euro.Nella proposta di riforma della governance europea in discussione, la Commissione, al verificarsi di questi squilibri, emetterebbe delle raccomandazioni ai paesi “devianti”, e potrebbe aprire una vera e propria Procedura di Infrazione se il paese non mette in atto appropriate misure di convergenza. Il tema è delicato e ne ho scritto qui  . Nella mia relazione ho sostenuto quattro punti:  in sintesi,

  1. Gli squilibri di partite correnti nella EZ sono di per sè desiderabili . Con la moneta unica l’aggiustamento dei paesi  in disavanzo/surplus però richiede un aumento/riduzione del prezzo relativo dei beni commerciabili rispetto a quelli non commerciabili, ed un aumento/riduzione del risparmio, privato e pubblico, rispetto all’investimento. Se però rigidità di prezzi e salari impediscono questi aggiustamenti e se una regolamentazione europea lacunosa dei mercati finanziari incoraggia excessive risk taking e le bolle speculative, allora questi squilibri portano all’insostenibilità del debito (privato e pubblico) estero.
  2. Il rimedio perciò non sta nel richiedere che i paesi adottino misure che limitino gli squilibri di partite correnti, ma che adottino riforme del mercato dei beni e del lavoro e che venga avviata una regolamentazione dei mercati finanziari su scala eu.
  3. A proposito dello “Scoreboard” , non ci sono “indicatori” buoni per tutto. Occorre prima identificare il tipo di crisi che si vuole studiare (default del debito sovrano, crisi valutaria, sudden stop, crisi bancaria, crisi di liquidità etc., anche se queste crisi poi sono collegate) e poi individuare gli indicatori appropriati. Ad esempio per le crisi bancarie nei paesi emergenti “funzionano”  come early warnings i tassi sui depositi e la crescita  del credito bancario, mentre per le crisi di default i migliori indicatori sono il rapporto debito estero/PIL, quello tra debito estero a breve termine e riserve ufficiali.
  4. Ha poco senso guardare singolarmente agli indicatori: i rischi derivano dalla combinazione di fattori di vulnerabilità. Ad esempio per le crisi di debito estero si possono identificare sia rischi (solvibilità) legati ad elevati livelli di indebitamento in presenza di elavata inflazione, sia rischi che si manifestano a livelli intermedi di debito, legati alla concentrazionie delle scadenze nel breve periodo in presenza di cambi fissi e incertezza politica.