Un recente lavoro pubblicato nella collana dei Working Papers del FMI presenta dati comparabili sul decentramento fiscale per circa 80 paesi nel periodo 1990-2008. I nuovi dati forniscono informazioni interessanti  circa il ruolo della finanza locale e centrale, sia dal lato delle spese che da quello delle entrate. Essi permettono dunque di  valutare dove si collochi l’Italia nel confronto internazionale. Il grado di centralizzazione  del sistema fiscale è misurato come rapporto tra spese (entrate) di competenza dello Stato (GL2, central government, ovvero Giustizia, Parlamento, Ministeri, Governo, agenzie governative) rispetto a quelle dell’intera Pubblica Amministrazione (GL3, general government, Stato, enti locali, previdenza)
1. I principali risultati del confronto internazionale lavoro  sono che
  • nella maggior parte dei paesi considerati il decentramento è proceduto soprattuto dal lato delle spese mentre le risultano molto più centralizzate le entrate, presumibilmente per ragioni legate all’efficienza della raccolta.
  • i dipendenti pubblici sono invece concentrati soprattutto nei livelli di governo locale
  • i livelli di decentramento appaiono molto stabili nel periodo considerato (clicca sulle figure per ingrandirle)
2. Per quanto riguarda l’Italia invece i dati  mostrano due aspetti interessanti
  •  L’Italia risulta tra i paesi che negli ultimi venti anni ha operato una maggiore decentramento soprattutto dal lato delle entrate (v. tabella a lato): il rapporto tra entrate dello Stato e totale entrate della Pubblica Amministrazione si  è ridotto di ben 8 punti percentuali)
  • in virtù di questo cambiamenti oggi nostro paese si trova a metà del guado , con un livello di decentramento intermedio tra gli stati “unitari” e quelli “federali”. In particolare. lo  Stato raccogliee circa il 81%  delle entrate di tutta la Pubblica Amministrazione,  meno degli Stati unitari (90%) ma più di quelli federali (72%). Inoltre, sul totale della spesa della PA quella di competenza dello Stato è di circa il 70%,  meno degli Stati unitari (81%) ma più di quelli federali  (62%, v. tabella sotto)

In conclusione, oggi l’Italia non può più considerarsi uno stato centralizzato, ma non ancora uno stato federale.