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La successione di Mario Draghi, nuovo governatore della BCE, alla guida della Banca d’Italia, sta suscitando un forte scontro politico-istituzionale, di cui il paese farebbe volentieri a meno. Come è noto vi sono due candidature “forti” ed una ritenuta più “debole”. Tra le prime quella di Vittorio Grilli. Professore di Economia a Yale e al Birkbeck College di Londra,  attualmente Direttore Generale del Tesoro. I critici della sua candidatura osservano che, sotto la sua guida, fortemente appoggiata dal ministro Tremonti,  potrebbe non essere garantita l’indipendenza della Banca d’Italia dal potere politico. Il candidato “interno” è Fabrizio Saccomanni, attuale Direttore Generale e responsabile della Vigilanza bancaria, compito quest’ultimo rilevantissimo e tra i pochi che rimangono appannaggio della Banca d’Italia (gli altri, si sa,  sono stati delegati alla BCE). Pur riconoscendogli grande esperienza e professionalità, i suo critici ne rilevano uno scarso “appeal” internazionale. Infine, l'”outsider” sarebbe Lorenzo Bini Smaghi, ex Banca d’Italia e attuale rappresentante italiano (dimissionario) al Board della Banca Centrale europea, in attesa  di un’altra collocazione di prestigio. I suoi critici gli rimproverano  eccesso di zelo nella difesa del salvataggio della Grecia e nella opposizione ad una ristrutturazione del debito greco. Per uscire dall’impasse ed individuare l’uomo giusto basterebbe prendere esempio dai paesi dove il prestigio delle istituzioni conta……
tanto che a dirigerle vengono chiamate le persone più competenti e irreprensibili. Ben Bernanke, a capo della Fed americana, professore di Princeton; Mervyn King, professore alla London School of Economics, Governatore della Bank of England; Stanley Fisher, Professore al MIT, Governatore della Bank of Israel. L’economista italiano  più famoso tra quelli che si ostinano ad insegnare nel nostro paese, ed uno dei pochi italiani che potrebbe ricevere il Nobel in Economia, è Guido Tabellini, l’attuale Rettore dell’Università Bocconi. Studioso della politica fiscale e monetaria e dei rapporti tra politica ed economia, alla guida della Banca d’Italia sarebbe l’uomo giusto, al posto giusto al momento giusto. Se solo il nostro paese fosse un paese giusto.