Siamo sommersi dalla retorica della crescita: “abbiamo bisogno di misure strutturali per la crescita” recitano economisti, giornalisti, agenzie di rating, segretari confindustriali e sindacali, autorevoli esponenti dell’ opposizione politica e perfino della maggioranza. Non voglio parlar male della crescita,  sarebbe come parlare male di Babbo Natale. Certo la crescita aiuta: a rendere sostenibile il debito, ad aumentare il benessere (difficile sostenere che in Italia ci siano esternalità che producono crescita eccessiva), a ridurre le disuguaglianze (più controverso, vedi Kuznet). Ma ci sono due problemi:….

  1. il tasso di crescita dipende da un sacco di cose (l’innovazione e la ricerca, l’accumulazione di capitale umano e fisico, il commercio internazionale, i diritti di proprietà, la stabilità politica etc) che sono in buona parte  fuori dalla portata del governo, e/o che che richiedono tempo, uno/due anni, per dare effetti. 
  1. Molte delle riforme strutturali,  dolorosamente necessarie hanno effetti positivi  dal lato dell’offerta, nel medio periodo, ma effetti negativi sulla domanda nel breve periodo. All’inizio, “fanno male alla crescita” (o meglio, al livello della domanda aggregata). Ecco alcuni esempi:
  • Pensioni: il taglio delle pensioni, nel medio periodo accresce l’offerta di lavoro e l’output, ma nel breve periodo riduce, oltre alla spesa pubblica, anche i consumi, poichè le famiglie sostituiscono risparmio privato a quello pubblico;
  • Liberalizzazione del mercato dei beni: nel medio periodo la maggiore concorrenza accresce l’offerta e riduce i prezzi, ma nel breve periodo, la domanda cala perchè i consumatori, aspettandosi una riduzione dei prezzi nel futuro, tendono a rinviare le spese;
  • Liberalizzazione del mercato del lavoro: se è più facile licenziare, le imprese saranno più disposte ad assumere nel medio periodo, soprattutto in fase di espansione, ma coglieranno subito l’occasione per licenziare di più in fase se siamo in recessione.

Sono buone ragioni per non fare le riforme strutturali? Ovviamente no. Oggi da queste dipende la nostra credibilità internazionale e dunque gli interessi sul nostro debito (oltre alla crescita nel medio termine). Ma non illudiamoci : there is no free lunch