Le province, of course. Ma davvero, non per finta e chissà quando. Ecco cosa conclude un  nuovo paper della Banca d’Italia (autore: Guglielmo Barone):

“Questo lavoro, sfruttando la creazione di alcune nuove province avvenuta in Italia nel corso degli anni ’90, valuta se all’accresciuto frazionamento territoriale siano corrisposti vantaggi in termini di sviluppo economico, istruzione pubblica e qualità delle strade, tre beni pubblici sui quali, tra gli altri, si concentra l’azione delle province italiane. Attraverso una strategia econometrica di tipo difference-in-differences, e confrontando i comuni appartenenti alle nuove province con altri comparabili, si mostra che la riduzione dell’ampiezza provinciale e della distanza tra centro di produzione di beni pubblici e luoghi di consumo non ha generato alcun beneficio in termini sviluppo economico, di capitale umano o di qualità delle strade. Questo risultato è robusto rispetto alla definizione di trattamento, al gruppo di controllo utilizzato e a diverse specificazioni funzionali.”