(da la voce.info, 13/12/2011) Le conclusioni del Consiglio europeo del 9 dicembre, fatte proprie dai paesi dell’Unione con l’eccezione della Gran Bretagna, rappresentano la vittoria delle posizioni tedesche e segnano una linea di continuità rispetto al rafforzamento del Patto di Stabilità e Crescita, sancito nel cosiddetto patto EuroPlus. Presupposto di questo rafforzamento è l’idea che la crisi del debito europea nasca dalla mancanza di disciplina fiscale e dunque, che per uscirne sia necessario prevenire i disavanzi e rafforzare le sanzioni contro i paesi indisciplinati. Si tratta di un’analisi piuttosto grossolana che avrà effetti recessivi sulla zona dell’Euro. Vediamo in sintesi le principali novità introdotte.

1. Rafforzamento della disciplina di bilancio con abbassamento della soglia per i deficit eccessivi dal 3 allo 0.5% del PIL

  • Cattiva idea. I problemi europei, Grecia a parte, non nascono da deficit eccessivi, ma dalla persistente asimmetria dei tassi di crescita della produttività e dai conseguenti divari di competitività tra “nord” e “sud”. I disavanzi eccessivi sono il risultato della recessione internazionale, come i casi di Spagna e Irlanda, campioni del rigore fino al 2006-7, illustrano chiaramente. E’ vero che i vincoli europei si sono rivelati inefficaci, ma questo non dipende dal fatto che il limite del rapporto deficit – PIL al 3% sia troppo elevato. Sarebbe come, in autostrada, voler ridurre il limite di velocità a 100 km/h perché quello di 130 km/h viene sistematicamente ignorato dagli automobilisti. Ridurre il limite del deficit consentito a tutti provocherà un bias deflazionistico molto pericoloso a livello europeo, proprio perché, come sta avvenendo in Grecia, i tagli di bilancio innescano la spirale recessione-deficit-nuovi tagli-recessione, soprattutto se venissero implementati simultaneamente da tutti i paesi. Il problema invece è come far si che paesi diversi per la situazione dei conti e del ciclo economico abbiano politiche di bilancio differenziate, in modo da accelerarne la convergenza e salvaguardando la sostenibilità del debito. 
  • In particolare mancano nelle nuove proposte i necessari incentivi affinché durante le fasi di espansione vengano messe in atto politiche di riduzione del debito che compensino la possibilità di fare disavanzi nelle fasi recessive, senza produrre una crescita del rapporto debito – PIL nel medio termine. Una proposta che va in questa direzione (e che ho discusso al Parlamento Europeo l’anno scorso) è quella dei “punti della patente”: si guadagnano punti con avanzi di bilancio, che i paesi dovrebbero accumulare durante le fasi di espansione, e si perdono punti “spendendoli” con disavanzi (si veda qui e qui ). Quando si finiscono i punti scattano le sanzioni.

2. Il Criterio del debito

  • Cattiva idea. La proposta della Commissione Europea è quella di inserire tra i parametri di disciplina anche il rapporto debito PIL, in modo che le politiche di bilancio lo facciano convergere all’obiettivo del 60%. I tagli di bilancio dovrebbero essere proporzionali alla distanza del rapporto dall’obiettivo. La proposta soffre del solito difetto di volere risolvere problemi diversi con la stessa medicina per tutti, seppur in diversi dosi. Solo Lussemburgo, Slovacchia e Slovenia hanno debito al disotto della soglia del 60% del PIL, e dunque la zona euro sarà condannata a tagli in contemporanea (vedi qui).

3. Sanzioni automatiche

  • E’ una buona idea, si potrebbe pensare a penalità automatiche sia di tipo economico, quale la riduzione di fondi europei proporzionate allo sfondamento, sia di tipo politico, quale la sospensione del diritto di voto in diverse sedi. La cosa importante però è che tali penalità si applichino a regole cosiddette state contingent , cioè regole graduate in base alla situazione ciclica (ad esempio riferite alla nozione di bilancio aggiustato per il ciclo, si veda il punto precedente)

4. Introduzione del vincolo di bilancio in pareggio nella Costituzione

  • E’ una cattiva idea. Lo scopo è anche qui rafforzare la disciplina di bilancio. Eppure, la condizione del bilancio in pareggio non è necessaria né sufficiente a garantire la sostenibilità del debito (vedi qui ). Non è sufficiente perché, ad esempio, pur con un debito invariato, il rapporto debito Pil cresce quando il Pil nominale si riduce (com’è accaduto al Pil dei paesi industrializzati nella recente recessione). Non è una condizione necessaria, perché anche se lo stock di debito cresce, ma meno velocemente del Pil nominale, il rapporto debito/Pil cala e dunque il debito è sostenibile. D’altro canto l’esperienza internazionale con le regole fiscali suggerisce un certo scetticismo sull’efficacia di tali regole: in generale sono i paesi virtuosi che inseriscono tali regole nella propria Costituzione, non sono le regole a rendere virtuosi i paesi (v. qui).

5. La possibilità per la Corte Europea di Giustizia di impugnare le leggi finanziarie nazionali

  • E’ una cattiva idea. Si tratta di un modo surrettizio per costringere i paesi della zona Euro a rinunciare a parte di sovranità nazionale. Rischia di essere inefficace e di produrre estenuanti corsi e ricorsi legali. Non vi sono scorciatoie: è necessaria una modifica dei trattati che porti nel tempo ad un bilancio federale europeo. Si tratterebbe di trovare il modo di delegare parte della sovranità fiscale degli Stati nazionali evitando però di svuotare e svilire il ruolo dei Parlamenti nazionali. Una proposta in tale senso è quella di adottare un processo di bilancio a due stadi: in sede europea, su proposta della Commissione, si decide la crescita dell’indebitamento della zona Euro nel medio termine, e la sua distribuzione trai paesi membri . I Parlamenti nazionali scelgono il livello e la composizione delle entrate e delle spese pubbliche nazionali sotto il vincolo del saldo determinato a livello europeo. In questo ambito avrebbe senso la proposta degli Eurobonds (ne discuto in questa intervista a Voxeu ).

5. Anticipare l’entrata in vigore dell’ESM.

  • Non risolve i problemi. L’European Stability Mechanism (ESM), che è il successore del fondo salva stati EFSF, presenta una serie di difetti che questa proposta non risolve che in parte (si veda qui ). a) l’entità della sua dotazione è insufficiente, nonostante la proposte di dotare l’EFSF della capacità di fornire assicurazione parziale alle nuovi emissioni, o di introdurre la possibilità di cartolarizzazioni. La proposta di assimilare l”EFSF/ESM ad una banca permetterebbe invece al fondo salva stati di indebitarsi presso la BCE aggirando la no bail-out clause che impedisce alla BCE di monetizzare le emissioni primarie del debito. Ma proprio per questo la proposta è stata rifiutata dalla Germania. Effetto simile, ma insufficiente, avranno i 200 milioni di Euro che l’Unione verserà al FMI, e che verosimilmente saranno usati per comprare debito europeo. b) il meccanismo di finanziamento dell’ESM potrebbe propagare la crisi ai paesi in difficoltà; c) le prerogative di voto rendono l’ESM ostaggio di minoranze locali, anche se viene ora prevista una procedura di emergenza che non richiede l’unanimità ma solo una maggioranza del 85% dei voti; d) si modificano anche le modalità di partecipazione alle perdite del settore privato (PSI) nel caso di ristrutturazione del debito. Nella versione originale, la PSI veniva considerata obbligatoria, con l’ovvia conseguenza di ridurre da subito la domanda di titoli dei paesi a rischio. Ora si dice che tale partecipazione seguirà non meglio identificate “prassi consolidate” del Fondo Monetario Internazionale.