(questo post descrive l’evidenza empirica discussa in un dibattito su Studio 1 TV )

“La miseria dei molti e la ricchezza dei pochi. La rovina che si diffonde
e il privilegio che invece si addensa in quella super elite che si
nutre di politica e finanza. Sembra di essere tornati indietro di un secolo quando la classe media ancora non esisteva. Ma il guaio è che al
contrario stiamo andando verso quel naufragio in cui sarà proprio la
classe media a scomparire  .”

Questo brano, tratto da un recente post di Pino  Corrias , riflette l’opinione comune che negli ultimi quindici anni siano drammaticamente  aumentate le disuguaglianze e sia sparita  la classe media, in larga misura schiacciata nella povertà. Questa visione, come troppo spesso accade ai commenti di cose economiche, prescinde completamente dall’evidenza empirica (si vedano le Indagini sui bilancio delle famiglie della Banca d’Italia). Non c’è dubbio che l’Italia sia uno dei paesi occidentali dove più ampie sono le disuguaglianze di reddito e, cosa ancor più grave, dove minore è la mobilità sociale . Le diseguaglianze si sono prima ridotte con l’autunno caldo (1969) e la scala mobile (1975), poi sono aumentate dopo la crisi del 1992-93, per poi rimanere sostanzialmente stabili nell’ultimo decennio. (si veda Brandolini, 2009).


– La distribuzione del reddito tra i fattori produttivi, lavoro e capitale (fig 1) è rimasta relativamente stabile dal dopoguerra al giorno d’oggi. La quota del reddito da lavoro nel settore privato, al netto del valore degli affitti, dal picco del 1975 (75%) si è ridotta fino alla fine degli anni novanta (raggiungendo circa il 67% del valore aggiunto) è poi risalita progressivamente nell’ultimo decennio (fino al 70% circa).
– L’indice di Gini della diseguaglianza (fig 5) del reddito disponibile mostra che le disuguaglianze si sono ridotte notevolmente con le spinte egalitarie degli  anni settanta, ma tra il ’91-93 si è avuto un forte aumento. L’indice da allora è rimasto stabile.
– La percentuale di reddito ottenuto dal 20% più ricco della popolazione, ridottasi in grande misura sensibilmente tra 1973 e 1992, è tornata ad aumentare dal 1992 al 1997, fino circa al 43% del totale, per poi stabilizzarsi. Simmetricamente i maggiori progressi sono stati quelli del 20% più povero della popolazione, la cui quota  è cresciuta fino ai primi anni  novanta per poi stabilizzarsi successivamente intorno al 7% del totale. La classe media appare sostanzialmente stabile.

– Si è verificata però una forte redistribuzione all’interno della classe media (fig 8): operai, impiegati,  insegnanti e inoccupati si sono impoveriti, lavoratori autonomi, dirigenti e pensionati hanno migliorato la loro situazione.

  – con la crisi (2007-2009) anche i lavoratori autonomi hanno perso, cosi come i nucei familiari in cui è giovane (meno di 40 anni) o di età compresa tra i 40 e 64 anni.