In un interessante  articolo
Joel E. Cohen,  Professore di Studi Demografici alla Rockefeller
University e alla  Columbia University, discute il processo in corso ai
componenti della Commissione Prevenzione Grandi Rischi per il terremoto
dell’Aquila, accusati di aver sottovalutato i rischi e di non aver informato la
popolazione. L’autore mette bene in luce un aspetto importante della questione:
prevedere le crisi, soprattutto quelle sismiche  è probabilmente
impossibile. Ma valutare i rischi (le probabilità che si verifichi una
catastrofe) invece è un’ altra cosa, ed possibile. Comunicare questi rischi alla
popolazione, infine, è, oltrechè possibile,  doveroso. Di questo si tratta nel caso del terremoto
dell’Aquila.
Ci sono interessanti analogie e differenze con le crisi economiche. A
differenza dei terremoti, le crisi economiche dipendono dal comportamento delle
persone e dalle loro opinioni sul futuro. Prendiamo le crisi bancarie. Come illustra
il recente caso della banca britannica Northern Rock, la crisi si verifica quando
i depositanti prendono d’assalto gli sportelli per timore di non arrivare in
tempo a ritirare i propri risparmi,  e questo costringe la banca al
fallimento per la semplice ragione che, in un determinato istante, la banca non
dispone della liquidità necessaria a soddisfare tutti
depositanti. Le banche infatti  prestano il danaro alle imprese, non sono
delle casseforti.
La teoria economica (Allen and Gale, 2007) suggerisce che le crisi bancarie
non possono essere previste con certezza. Il ragionamento è per
contraddizione: si parte da una premessa e si verifica che essa porta
logicamente alla sua negazione. Questo è il ragionamento: supponiamo (premessa)
che le banche sappiano con sicurezza che in una data futura si verificherà una
corsa allo sportello. Se cosi fosse, esse oggi non investirebbero in attività a
lungo termine, prestando alle imprese, ma terrebbero solo attività liquide. Ma
allora nessun risparmiatore avrebbe motivo di preoccuparsi per i propri
depositi, e il “bank run” non si verificherebbe (contraddicendo
l’ipotesi di partenza). Dunque le crisi bancarie possono verificarsi solo se
c’è incertezza
. Prevederle con certezza è impossibile, come per i terremoti.
Misurare questa incertezza è però possibile.
In un recente studio che ho condotto con Roberto Savona e Marika Vezzoli
dell’Università di Brescia, consideriamo tutti gli episodi di crisi bancarie
avvenuti in tra il 1980 ed il 2007 nei paesi emergenti,  e  stimiamo
le probabilità di crisi bancarie nel periodo più recente, 2008-10.  Le quattro crisi verificatesi nel 2008,  Ukraina, Russia, Latvia, Kazakhstan,  risultano  eventi poco probabili (la probabilità di
crisi è di poco superiore al sei per cento) ma nello stesso tempo questi paesi presentano
probabilità di crisi di due volte
superiori
alla frequenza con cui si hanno delle crisi nel periodo esaminato.
Dunque le informazioni che avevamo nel 2007 indicavano questi paesi come relativamente
vulnerabili.
Per questa ragione l’argomento che le crisi, siano terremoti  o crisi economiche, non si possono prevedere non
giustifica affatto la negligenza nella valutazione dei rischi e la cattiva, se
non la deliberatamente fuorviante, informazione del pubblico. (Linkiesta, 4/2/2012)