Passata l’euforia (e le critiche) per le nomine degli autorevoli tecnici (squared)-taglia-spese, Bondi e Giavazzi, e spentisi i dibattiti sull’efficacia dell’approcio  “taglia-anche-tu-con-noi” e “tutti-tecnici-nessuno-tecnico” via web, possiamo tornare alla realtà. Il grafico sotto mostra delle spiacevoli verità. Per pensioni e assistenza se ne va il 38 % della nostra spesa (che in totale ammonta a 798,5 miliardi, il  50.5% del PIL): implausibile pensare a tagli in questo settore dopo la riforma delle pensioni. In stipendi se ne va un altro 21% di spesa. Per risparmiare qui bisognerebbe licenziare, il blocco di stipendi e turnover  c’è già, ed i prepensionamenti sposterebbero solo le spese al capitolo delle prestazioni sociali. Difficile che il governo lo faccia ora, andando allo scontro coi sindacati e aggravando la caduta della domanda aggregata in periodo di recessione. Le spese per  interessi (10% della spesa) sono determinate dai mercati, e dobbiamo solo sperare che non aumentino. Rimane un terzo circa della torta. I consumi intermedi (17%) e le altre spese correnti (8%) servono a far funzionare la macchina pubblica. Qui Bondi potrebbe intervenire con efficacia. A occhio, i risparmi derivanti da razionalizzazioni varie potrebbero forse arrivare al 10% (quindi al 2,5% del totale) nei prossimi 2 anni, che equivalgono a circa 10 miliardi l’anno. Il capitolo “Giavazzi” appare più delicato: nelle spese in conto capitale (6%) si annidano investimenti pubblici (tabù per Monti), e trasferimenti e contributi in conto capitale. Difficile pensare che questi ultimi due superino la metà del capitolo, dunque circa 24 miliardi in tutto. Abolire questi trasferimenti tout-court sarebbe un’ottima idea, visto che verosiilmente trattasi di soldi prelevati dalla fiscalità generale e riversati sulle lobbies (i campioni nazionali, dell’intrallazzo). Più facile a dirsi che a farsi: anche ridurli di un terzo in due anni ci farebbe risparmiare non molto, 4 miliardi l’anno (il che per Monti avrebbe il vantaggio di metterebbe fine alle continue punzecchiature di Giavazzi dal Corriere). In conclusione con la spending review  sarebbe già tanto se riuscissimo a risparmiare 15 miliardi quest’anno, l’ 1.8% della spesa, circa nove decimi di un punto di PIL. Morale: se non si vuole mettere mano ad una revisione dei confini dello Stato nell’economia (nella sanità, istruzione, nei trasporti) e all’assenza di meccanismi di incentivo nel settore pubblico, non possiamo attenderci un granchè.