A seguito di numerose richieste dei lettori circa i dettagli della tabella del mio post sulla legge di stabilità , ecco come ho ottenuto i risultati. Ci sono tre fasce di reddito (y) pari a 10, 20 , 30 mila euro. I carichi fiscali, f(y) sono calcolati  come segue:


f(10) = t1 * y
f(20) = t1* 15000 + t2 * (20000-15000)
f(30) = t1* 15000 + t2 * (28000-15000) + t3 * ( 30000 – 28000)

dove t1, t2, t3 sono le aliquote sui primi tre scaglioni: (0-15mila), (15mila-28mila), (28mila-55mila).
Il reddito disponibile è dato da

yd (y) = y – f(y)

Le spese in beni  “alimentari” sono ottenute come segue:

Ca (y) =  [ ca(y) * c(y)* yd ]/(1 + iva(a))

Dove iva(a)  è  aliquota sui beni alimentari, c è la frazione di reddito disponibile spesa  e ca è la frazione di spesa in beni alimentari . Le spese in “altri beni” (x) sono calcolate come segue:

Cx(y)=  [(1- ca(y)) * c(y)* yd(y) ]/(1 + iva(x))

Nei calcoli assumo che le famiglie più povere spendano interamente il reddito disponibile e che metà della spesa vada in beni alimentari. Per le famiglie a reddito elevato assumo che essa spendano il 90% del reddito disponibile e che la quota di alimentari decresca col reddito:

c(10) = 1, c(20) = c(30) = 0.9
ca(10) =ca(20) = 0,5  ca(30)=0,4

I consumi totali sono dunque

C(y) = Ca(y) + Cx(y)


Lo scopo dell’esercizio è paragonare , per le diverse fasce di reddito y , il livello dei consumi che si ottengono quando cambiano le aliquote Irpef e Iva:

pre-reforma  (con t1=0,23, t2=0,27, t3 =0,38, iva(a) = 10, iva(x) =21) e
post reforma (con t1=0,22, t2=0,26, t3 =0,38, iva(a) = 11, iva(x) =22)

Nei calcoli a) si trascurano i cambiamenti a deduzioni/detrazioni; b) si assumono valori particolari dei parametri c e ca e dunque si assume che la composizione della spesa e la propensione al consumo non dipendano dai prezzi relativi; c) si assume che le imposte dirette siano interamente traslate sui consumatori