In Italia  il titolo di studio ha valore legale, e le università vengono equiparate ai fini della valutazione dei titoli nei concorsi pubblici. Parlare di università “buone e cattive” solleva ancora reazioni sdegnate (di solito da parte di chi insegna nelle seconde). Esiste però dal maggio 2011 un’agenzia pubblica (l’Anvur) il cui compito è proprio quello di valutare le università e la qualità della ricerca che in essa viene fatta, al fine di indirizzare i finanziamenti pubblici.

Racconta Freakonomics che negli Stati Uniti, i College sono talmente preoccupati del loro ranking, da cui dipende la loro sopravvivenza, da cercare di manipolarli. Ad esempio,  alterando i loro tassi di ammissione, la percentuale di studenti che, una volta ammessi, accettano, e, in casi limite, fornendo dati falsi sui test di ingresso, sulle percentuali di studenti che si laureano, sulle percentuali di matricole che abbandonano, sul  rapporto studenti/insegnanti  etc. , oppure offrendo compensi affinché gli studenti provino a migliorare i loro test di ammissione (SAT scores)

 In un lavoro recentemente pubblicato sul Quarterly Journal of Economics , gli economisti Christopher N. Avery, Mark E. Glickman, Caroline M. Hoxby, and Andrew Metrick propongono un metodo alternativo per paragonare le università: usare le preferenze rivelate degli studenti. Il paper   utilizza un campione di 3240 studenti “bravi” che sono stati ammessi in più università e utilizzano la loro scelta finale tra queste università  per ricavarne  le loro preferenze, appunto rivelate. In questo modo ottengono  un ranking che non può essere manipolato dalle stesse università. Mettendo in relazione i ranking ottenuti a livello regionale, riescono a ricavare una classifica a livello nazionale. E’ un modo per aggregare i giudizi impliciti nelle scelte degli studenti circa la qualità delle università. La metodologia riesce anche a tener conto di aspetti quali sconti nelle rate, borse di studio e altri fattori che potrebbero influenzare le scelte, aldilà del giudizio di merito.

Ese l’Anvur facesse questi calcoli per l’Italia?