Rispondo ai commenti dei numerosi lettori del mio post che ringrazio (anche perché, almeno fino ad ora, il numero dei  “mi piace” sommato a quello dei commenti positivi è maggiore di quello delle critiche e degli insulti). Riassumo per argomenti le principali critiche:

  • ipse dixit: gli argomenti si valutano in base alla loro validità e non in base a chi li propone. 

Giusto.Se i lettori che hanno sollevato questa critica avessero letto con attenzione il mio post non sarebbe sfuggito loro che esso si concludeva con la frase: ….Questo NON vuole dire che che l’uno abbia ragione e l’altra torto.
Significa solo che il primo ha una reputazione internazionale e l’altra
no. Bisogna saperlo. Non dirlo è pessima, pessima informazione

Il punto, che ribadisco, è questo: le discipline scientifiche sono tali perché esiste un controllo della comunità scientifica (peer review) su quello che vale e quello che non vale all’interno della disciplina. Per questa ragione  le riviste internazionali hanno dei ranking fra loro molto diversi: pubblicare in una rivista molto prestigiosa è compito molto difficile che richiede spesso anni di lavoro ed ha esito incerto; dunque le pubblicazioni su diverse riviste hanno diverso peso (a seconda della qualità della rivista e del numero di citazioni che ricevono); i loro autori di conseguenza hanno diversa reputazione. Nelle più grandi Università di tutto il mondo, in tutte le discipline, insegnano i professori più bravi, quelli che hanno le pubblicazioni migliori e godono di una reputazione internazionale. I più bravi, almeno nelle Università private, sono anche pagati molto di più, perché attraggono finanziamenti, fondi di ricerca ed i migliori studenti da tutto il mondo. Per questa ragione esistono professori e Università di serie A, B, C etc. allo stesso modo in cui esistono calciatori che giocano in prima, seconda, terza divisione etc. Può non piacere, ma è così.
Purtroppo la posizione italiana nelle graduatorie internazionali di economia è sconfortante. Secondo i criteri dell’ Università di Tilburg, solo la Bocconi (64 posto) e Bologna (84) compaiono entro le prime 100 posizioni. Secondo IDEAS , il dabase internazionale sulle pubblicazioni economiche , vi rientrano Roma Tor Vergata (79ma) e  Bologna (92ma) con la Bocconi (il Dipartimento) che segue distanziata. Nessun altra Università italiana, per quanto mi è consta,  è menzionata per le scienze economiche. Dunque, non sono io che attribuisco patenti a destra e a manca: queste patenti esistono per tutti coloro che si sottopongono al vaglio della comunità scientifica. Per i colleghi di Bologna, per quelli di Pescara e per gli altri:  scandalizzarsi perchè questo viene ricordato non rende un buon servizio alla trasparenza (e soprattutto non serve a far dimenticare un curriculum scientifico mediocre). E’ doveroso che gli studenti conoscano (ma la conoscono!) qual’è la produttività scientifica dei professori i cui stipendi sono pagati dai contribuenti e dalle loro rette.

  • ha difeso Boldrin e le sue tesi! 

Chiunque legga il mio post vedrà che non non ho sposato né criticato le tesi  di chicchessia. Proprio non mi interessa. Mi sono limitato a rilevare che la reputazione internazionale è una cosa seria ed il pubblico va  informato sulle credenziali di chi, davanti a milioni di spettatori, viene proposto (o spacciato) come “esperto”  di una materia scientifica. Dunque caso mai “me la sono presa” con il giornalista, Formigli. Chi non è d’accordo con Boldrin o con la Napoleoni, si rivolga ai suddetti.

  • ha cambiato opinione sull’Euro!

 Questa è l’accusa più bizzarra! Il mio post, non a caso intitolato “Todos Caballeros” non parla di Euro, ma delle produttività scientifica degli “esperti”. Capisco che sia un tema doloroso per alcuni, ma tant’è.

A proposito dell’ Euro, ho scritto le mie opinioni in varie sedi scientifiche e divulgative dal 1995. Sono stato e rimango critico verso il processo che ha introdotto l’Euro. Mi limito qui a dire che l’idea che l’Euro ci avrebbe salvati era una stupidaggine, ma anche la scelta di rimanere fuori dall’Euro avrebbe comportato costi elevati; aggiungo che l’idea che tutti i nostri mali discendano dall’Euro, col suo  corollario che tornando alla lira questi mali si risoverebbero da soli, è una boiata pazzesca. Mi riservo di argomentare queste affermazioni altrove. E’ una posizione troppo complicata? Il mestiere di economista è complicato. Chi vende certezze fa un altro mestiere.
Ribadisco: parlare di  Euro nei commenti al mio post serve solo a sviare l’attenzione sul tema che ho posto suscitando piccate reazioni: la credibilità dei cosiddetti “esperti” .