Il governo ha un problema: trovare 8 miliardi per finanziare l’abolizione dell’IMU sulla prima casa e evitare l’aumento di un punto dell’IVA, misure che richiederebbero 4 miliardi l’una.

  • La prima osservazione è che il problema se lo è posto, per metà, lo stesso governo, a cui il dottore non ha certo ordinato di ridurre l’IMU, una delle poche tasse sulla ricchezza non distorsive, difficili da evadere e non regressive che abbiamo per finanziare stabilmente i comuni (si può migliorare, certamente, ad esempio accellerando la revisione del catasto);
  • la seconda è che vi sono ancora margini, all’interno delle voci di spesa sui cui operare (v.tabella sotto, tratta dalle previsioni dell’ultimo DEF): dalla razionalizzazione delle spese sanitarie, alle pensioni alte e dei baby pensionati, ai contributi in conto capitale alle imprese, ai pubblici dipendenti (gli stipendi  manager (ex-boiardi) di Stato), alla rioganizzazione della giustizia, province etc. Spending review se ci sei, batti un colpo.
  • e questo senza menzionare le privatizzazioni (sì, richiedono tempo, ma quando si inizia?) di demanio, partecipazioni del Tesoro, municipalizzate. Cose note.

La bandiera bianca sventolata dal Ministro Zanonato mette in luce che il governo di larghe intese non riesce a pervenire ad una ristretta intesa su come ripartire gli oneri dei tagli necessari per evitare di aumentare le imposte. Ricordiamo che la nostra spesa pubblica , al netto degli interessi, nel 2012 ha raggiunto il 45,6 (al lordo il 51,2) del PIL. Il problema è che poiché non possiamo aumentare il debito, avendo una crescita negativa, se non si riduce la spesa qualsiasi taglio di imposte è destinato ad essere temporaneo: dovrà cioè essere compensato con maggiori imposte nell’immediato futuro. Ma allora, a che servono tagli temporanei delle imposte? A nulla, come il patetico caso del rinvio dell’IMU sta a dimostrare. Quanto all’idea di Berlusconi di sforare il 3% del tetto al rapporto Deficit/PIL, sarà sufficiente ricordagli quanto accadde ai nostri tassi d’interesse un paio d’anni fa, quando i mercati perserò fiducia nel nostro debito..