In un mio precedente post ho sostenuto che le
speranze suscitate dal governo Renzi erano probabilmente mal riposte. Non per
demeriti del novello premier, la cui irresistibile  ascesa costituisce senza dubbio la maggior
novità politica dopo la nascita del M5S, nè per la modesta levatura dei suoi Ministri
e dei sottosegretari. Ma per le sue modalità. Il fatto di non poter disporre
in Parlamento di una maggioranza autonoma e di dover dunque negoziare qualsiasi
cosa con il partitino di Alfano  (Vincolo
1) pone oggettivamente Renzi nelle stesse condizioni politiche di Letta. Oltre
a questo vincolo interno, il nuovo governo ha di fronte anche il medesimo
vincolo esterno, quello europeo (Vincolo2). E dunque gli spazi per fare meglio
del suo predecessore sono molto esigui.
Renzi avrebbe avuto un  modo per allentare il Vincolo 1: minacciare
il NCD di andare a nuove elezioni con un’intesa con Berlusconi su una  riforma elettorale (Italicum) che spazzasse
via i partitini. Questa minaccia sarebbe stata credibile, perché Renzi oggi è
in testa ai sondaggi, e perché anche Berlusconi vorrebbe andare presto al
voto.  E avrebbe indotto Alfano & Co.
a miti consigli.
Invece, limitando la riforma elettorale  alla sola Camera dei deputati o legandola
alla riforma della  Carta Costituzionale,
Renzi sembra volersi precludere (forse) l’unico modo di allentare il vincolo
interno. Un prezzo da pagare agli alleati per rafforzare la stabilità
dell’esecutivo? Apparentemente si, ma a mio avviso si tratta di un grave errore
strategico. Un accordo in tal senso renderebbe definitivo il potere di veto del
NCD, e condannerebbe il governo Renzi ad affondare nella stessa palude di inconcludenza
che ha inghiottito il suo predecessore.