Com’era prevedibile, il mio articolo sulle tariffe dei taxi in Italia non ha incontrato il favore della categoria. Alcuni osservatori, diciamo così, hanno sollevato obiezioni, più o meno ragionevoli. Cito le più frequenti.

  • i dati provengono da una Banca svizzera (UBS) e dunque non sono affidabili (presumilmente perchè parte di un complotto pluto-giudaico-massonico a danno dei tassisti italiani). Sarebbero invece affidabili quelli fatti circolare su twitter in una tabellina prodotta da un’associazione di tassisti, che, al contrario di UBS è parte in causa, e di cui non si conosce nè la fonte, nè l’anno di riferimento, nè i criteri di rilevazione dei dati internazionali.
  • i dati per le città italiane non corrispondono alle tariffe (per km e tempo) ufficiali in vigore a Roma e Milano. Come sa chi si occupa di dati, ma non, evidentemente, chi solleva questa obiezione, spesso si adottano  definizioni diverse dei dati allo scopo di permettere il confronto internazionale, ad esempio prendendo medie di tariffe dei diversi operatori quando ve ne sono sul mercato, o aggiungendo una percentuale di “mancia” alle tariffe medie così ottenute, come fa UBS. Il punto è che se si sono adottati gli stessi criteri nei diversi paesi, ciò che conta non è il valore assoluto della singola tariffa, e se questo corrisponda o meno ad una tariffa ufficiale, ma quello relativo alle tariffe delle altre città considerate nel campione (71 quelle del data set). Chiaro?
  • non si possono confrontare tariffe di paesi molto diversi. Giusto, e proprio per le ragioni che ho spiegato. Per questo ho rapportato le tariffe delle diverse città al costo dei mezzi pubblici locali, esprimendo il prezzo di una corsa in taxi in unità di corse di mezzi pubblici.
  • Così facendo non si dimostra che i taxi sono cari a Roma e (un po’ meno) a Milano, ma che gli altri mezzi di  trasporto pubblico sono a buon mercato in queste città. Ehm, è la stessa cosa (si chiama prezzo relativo). Quello che conta è capire se la corsa dei taxi è cara rispetto alla sua alternativa più immediata: se è così significa che l’offerta di taxi è mantenuta artificialmente bassa attraverso barriere all’entrata.
  • Uber è una multinazionale che opera eludendo le imposte e imponendo salari da fame. Il punto in discussione è se le tariffe dei taxi in Italia siano o meno relativamente elevate nel confronto internazionale. Ripeto: se così è significa che barriere all’entrata (il numero di licenze)  impediscono la concorrenza, danneggiano i consumatori e generano rendite per i taxisti.

Sorvolo sulle accuse di essere un “giornalista prezzolato”  (sono professore ordinario di Economia Politica all’ Università di Bologna, e purtroppo (!) non becco un soldo nè da Uber, nè dal Sole24 ore.

Nessuno dei miei critici, principalmente tassisti e loro associazioni, ha prodotto alcuna analisi in risposta al mio articolo (forse erano troppo impegnati ad assaltare le sedi dei partiti a Roma?). Lo faccio io.   Mi chiedo dunque se le conclusioni del mio post dipendono dalla scelta di una particolare fonte dei dati (in gergo si chiama analisi di “robustezza”).

Il sito numbeo.com pone a confronto le tariffe urbane dei taxi espresse in dollari (tariffa iniziale e al kilometro) in 202 città del mondo, con dati aggiornati. La fonte è open source, e cioè sono gli stessi utenti che forniscono le informazioni rispondendo a precise domande formulate dal sito (dunque niente complotti!). Tra le altre interessanti informazioni il sito elabora anche un indice del costo della vita per 484 città nel mondo (indice normalizzato a 100 per New York). Ho incrociato questi dati e ho espresso la tariffa urbana del taxi (iniziale + tragitto 5km) in rapporto all’indice del costo della vita, ottenendo così una misura “a parità di potere d’acquisto”. Ho poi ristretto il numero delle città a quelle dei paesi avanzati o emergenti, non considerando i paesi in via di sviluppo (ad esempio non ho considerato molte città dell’India), ottenendo un campione di 128 città.

Rispetto alla mia precedente analisi sui dati UBS,  l’elevato costo della vita sposta in basso la posizione di Milano, qui al 33mo posto delle città con tariffe più care su 128, con una tariffa pari al 80% circa di quella media del campione considerato; rimane invece confermata l’anomalia di Roma, dove anche in questo caso le tariffe si collocano ben al di sopra della media, oltre al 30 per cento , e che si colloca al 109 posto delle città con taxi più cari su 128 città.