Venerdì 17 febbraio ho fatto un breve intervento a RTL sulle lobby di taxisti anti-Uber e degli albergatori anti-Airbnb, sostenendo che non possiamo lasciar prevalere gli interessi particolari su quelli generali. Ho anche spiegato che la differenza tra i casi di Airbnb e Uber sta nel fatto che mentre nel primo caso sono decine di migliaia le famiglie che affittano una stanza o una seconda casa e quindi hanno interessi molto concreti a difesa dell’innovazione tecnologica, ciò non accade (per ora) per Uber, e questo spiega la forza dei tassisti (che bloccano Uber) rispetto a quella degli albergatori (che non sono riusciti a bloccare Airbnb). Ho ricevuto subito la mail sotto riportata.

“Che dire, complimenti per l’intervento che ho appena avuto modo di sentire su rtl. Da un professore mi aspettavo un intervento illuminante circa la querelle-taxi, invece mi sono ritrovato ad ascoltare l’ennesimo luogo comune sparato sulla lobby potentissima. Sa, questo discorso poteva andar bene sin quando il meraviglioso uber non è arrivato a salvare un mercato che,a detta sua, era evidentemente strozzato da questa categoria retrograda ed incivile. Poi fa niente se ieri,causa grande richiesta di prestazioni, una corsa da fiumicino a Roma viaggiava tra le 80 e le 100€. Come dicevo, il discorso che le ho sentito dire, ad oggi stride un pochino con la realtà di un confronto che ci vede opposti ad una società multimilionaria che opera disinteressandosi delle leggi, utilizzando il lavoratore a cottimo e pagando tasse ove più ritiene redditizio farlo. Continuare a sciorinare la solita storia della lobby può far colpo sulla massa non informata… A tal proposito le consiglio due argomenti di sicuro impatto per i prossimi interventi: Non ci sono più le mezze stagioni, e in politica è tutto un magna magna. Cordiali saluti Professore. Un lobbista.”

A questa mail ripondo con due grafici. Il primo grafico  mostra una mia elaborazione sui dati UBS 2015,  che riporta la tariffa in dollari (1)  di un tragitto in taxi  di 5 km in diverse città del mondo ( rapporto UBS, file excel UBS ). Su 71 città considerate Roma, con $14.2 a corsa, si trova alla 54 più alta posizione, mentre Milano, con $17.3$,  alla 64ma. La corsa media nel campione costa  $9.4 (A Londra costa $10.1, a New York $11.7) Ovviamente, i dati non sono immediatamente comparabili, perchè è lecito pensare che le tariffe delle città dei paesi più ricchi siano più alte di quelle dei paesi poveri perchè la qualità del servizio sia molto migliore nei primi. Il prezzo (relativo) di una corsa in taxi, un servizio non commerciabile a livello internazionale, dovrebbe essere infatti molto più basso nel paese povero rispetto a quello ricco, per effetto della minore produttività del lavoro in quel settore (è il cosiddetto effetto Balassa-Samuelsson che si studia nei corsi base di Economia Internazionale ). Per tener conto di questa possibilità nel grafico successivo ho allora rapportato il prezzo di una corsa in taxi a quello   di una corsa di un mezzo pubblico, servizio anch’esso non commerciable, in ciascuna città nel 2015, prezzo che  è tratto dalla stessa fonte UBS. Il numero ottenuto misura a quante corse in mezzo pubblico locale si deve rinunciare per pagare una corsa in taxi nelle varie città. Roma e Milano salgono al 60mo e 68mo posto rispettivamente delle città più care, con tariffe di taxi che equivalgono rispettivamente 9 e 11 (!) corse sul mezzo pubblico della stessa città, contro una media di 6.3 volte (a Londra questo rapporto è pari a 2.5, a New York a 4.2) Credo non ci sia altro da aggiungere

Note: (1) Methodology Prices of public transport are based on the price of a single ticket on a bus, tram, or subway, for a journey of approximately 10 km or at least 10 stops. Prices for a taxi include a five-kilometer ride during the day within city limits, including a service tip.