Autore: Paolo Manasse

Le due osservazioni Istat sulla Manovra

Interessante il contenuto dell’intervento del Presidente dell’Istat Franzini sulla nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza. L’ISTAT in sostanza dice due cose importanti Per le imprese aumenta in media  la pressione fiscale perché la introduzione della mini-IRES (imposta sul reddito delle imprese) viene più che compensata dalla eliminazione degli incentivi dell’Aiuto alla Crescita Economica (ACE) che prevedeva la deducibilità dal reddito imponibile delle ricapitalizzazioni delle imprese e del “maxi-ammortamento” degli investimenti . Questo perché la platea delle imprese a cui si applicano le minore imposte è molto più ristretta di quelle a cui si tolgono gli sgravi fiscali. “..Nel complesso i provvedimenti analizzati generano una riduzione del debito di imposta IRES per il 7% delle imprese, mentre per più di un terzo tale debito risulta in aumento. L’aggravio medio di imposta è pari al 2,1%: l’introduzione della mini-IRES (-1,7%) non compensa gli effetti dell’abrogazione dell’ACE (+2,3%) e della mancata proroga del maxi-ammortamento (+1,5%). L’effetto complessivo è legato alla maggiore selettività della mini-IRES rispetto all’ACE e al maxi-ammortamento. Il beneficio dovuto alla detassazione prevista dalla mini-IRES riguarderebbe, infatti, una platea più ristretta di imprese. Tuttavia, rispetto al numero di beneficiari potenziali la quota di imprese totalmente incapienti risulterebbe estremamente contenuta (1,8 punti percentuali). L’aggravio fiscale, rispetto alla normativa vigente, è maggiore tra le imprese fino a 10 dipendenti. Il combinato dei provvedimenti svantaggerebbe in misura minore le imprese manifatturiere ad alta...

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Riforme Strutturali all’Universita’ Statale Bicocca

Le cosiddette riforme strutturali, quelle per intendersi che avvantaggiano i contribuenti perché accrescono la concorrenza nei mercati dei beni, del lavoro, dei capitali, dei servizi “pubblici”, e riducono la burocrazia e le rendite di posizione degli insiders (dalle concessionarie di appalti pubblici agli ordini professionali, dalle categorie protette come i tassisti, ai sindacati e alle banche “del territorio” ),  queste riforme sono sparite dall’orizzonte del governo-del-cambiamento. Questo perché queste e misure, spesso a costo zero per il bilancio, in genere hanno costi politici elevati perché i loro effetti sulla crescita non sono immediatamente visibili, mentre il loro costi lo sono. Eppure, la storia delle recenti riforme strutturali messe in atto nei paesi dell’Europa del Sud colpiti maggiormente dalla crisi,  Spagna, Portogallo, Cipro, Grecia,  mostra anche aspetti di successo. Ne ho discusso ieri all’ Università Statale Bicocca, dove sono stato invitato a tenere una lezione per inaugurare l’anno accademico del corso di Laurea in International Economics and Finance.  Per chi e’ interessato, le slide della presentazione si trovano qui...

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I Numerini della Manovra

È un vero peccato che né il Premier Conte, né i due Vicepremier semi-plenipotenziari non abbiano, per formazione o mancanza della stessa, alcuna dimestichezza con i “numerini” della manovra di politica economica. E questo non tanto perché sui “numerini” si dovrà trattare con l’arcigna Commissione Europea, che in questi anni ha fatto per la verità ampi sconti sulle promesse fatte dai vari governi. E neppure perché i “numerini” sono osservati attentamente dai cosiddetti mercati, che devono decidere se rinnovare i titoli di Stato che possiedono o chiederne il rimborso (che lo Stato non avrebbe i soldi per garantire). Molti...

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Paolo Manasse


Professor of Economics
Economics Department, University of Bologna

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