Autore: Paolo Manasse

I conti di Conte

Le disposizioni del Presidente del Consiglio, annunciate sabato sera su Facebook, in merito alla chiusura delle cosiddette attività non essenziali hanno provocato, com’era prevedibile, fortissime polemiche. Dai banchi (si fa per dire) dell’opposizione la destra sovranista, dopo aver invocato “la chiusura totale” di ogni attività produttiva, ora grida allo scandalo per la sospensione della democrazia e del Parlamento. Preoccupazione legittima anche quando proviene da chi, in tempi recenti, avocava a se’ “pieni poteri”. Landini e la CGIL invece accusano il governo di aver violato gli accordi presi, introducendo sottobanco nuovi settori alle attivita’ considerate “essenziali”, e dunque essersi piegato...

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LA FOLLE PROPOSTA

E’ bene dirlo forte e chiaro: la proposta in discussione da parte del Governo di limitare l’orario di apertura dei negozi, in particolare di alimentari e farmacie, e’ semplicemente folle. Pensare che ridurre i tempi di apertura possa servire a limitare i tempi di esposizione al contagio della popolazione e’ frutto della famigerata concezione (il modello “superfisso” secondo la felice definizione di Sandro Brusco ) secondo la quale le persone sono degli automi che non reagiscono agli incentivi (la stessa logica , per capirci, secondo cui per sconfiggere la poverta’ basta dare un sussidio ai poveri, oppure per salvare i posti di lavoro basta impedire i licenziamenti). Applicata al Corona virus questa logica produrrebbe un’impennata di contagio e decessi. Ridurre gli orari di apertura dei negozi infatti produrrebbe lunghe code fuori dai negozi aumenterebbe i tempi di interazione sociale  e creerebbe maggior densita’ di persone nei negozi, accrescendo le occasioni di trasmissione del virus perogni infettato (inconsapevole) penalizzerebbe fortemente le fasce deboli della popolazione, gli anziani che sono meno propensi all’uso della “spesa online”, accrescendone la suscettibilita’ al virus  creerebbe situazioni di panico e “corsa al supermarket” , svuotamento dei negozi ancora una volta penalizzanti per le fasce deboli. richiederebbe poi ulteriori interventi di razionamento (o di apertura) per limitarne i danni creerebbe una situazione di eccesso di domanda per molti beni essenziali  e aumenti dei prezzi potrebbe persino...

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CoronaVirus: Eight things to do now

L' evoluzione spaventosa del Covid-19, China esclusa. The frightening evolution of Covid-19, excluding China.#CoronaVirusitaly #iorestoacasa #COVID19 #coronavirus #chiuderetutto #coranavirusitalia #italiazonaprotetta #pandemia #COVID2019italia #italylockdown #EURO2020 pic.twitter.com/ZLWK4dc6Lo — Nemox (@Nemox76229108) March 11, 2020 The  rate of growth of the virus’ spread in the country, both in the number of infections and deaths, is not decelerating: these numbers are growing exponentially. Unlike in China and South Korea, the measures taken so far by the government have proved insufficient. The reason for this include the fact that measures were late, confined to specific areas, taken in a general cacophony of opinions among different levels of government , anticipated by leaks, made ineffective by irresponsible individual behavior (“run” to country houses and out of Lombardy) and by poor media  information: this created first a wide  underestimation  of the epidemic, and later panic. The government must now challenge unpopularity and take draconian measures, both for public order and for the economy. As to the former, the aim is to curb the spread of the infection. declaration of the state of emergency with measures that limit the freedom of movement, the stop of urban and extra-urban public transport, the closure of railway stations and airports, closure of shops (except food and pharmacies) and workplaces; Prohibition of gatherings of more than three people, unless they are their own family, under the possible penalty of  (house) arrest and...

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Virus, Spread e Rischio Politico

Oggi su ilFoglio . Lo spread tra i rendimenti dei titoli decennali tedeschi (Bund) ed i nostri BTP si è impennato negli ultimi giorni, passando da 134 punti base (pb) di venerdì 21/2 ad un picco di oltre 152 pb registrato il 25 febbraio. Non si tratta in un salto drammatico: non è per esempio paragonabile a quello avvenuto poco dopo le elezioni di marzo 2018, quando le improvvide dichiarazioni di esponenti di primo piano delle forze del governo gialloverde fecero saltare lo spread dal minimo di 116 pb registrato a fine aprile, a 249 pb in meno di...

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Paolo Manasse


Professor of Economics
Economics Department, University of Bologna

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