Autore: Paolo Manasse

Riforme Strutturali all’Universita’ Statale Bicocca

Le cosiddette riforme strutturali, quelle per intendersi che avvantaggiano i contribuenti perché accrescono la concorrenza nei mercati dei beni, del lavoro, dei capitali, dei servizi “pubblici”, e riducono la burocrazia e le rendite di posizione degli insiders (dalle concessionarie di appalti pubblici agli ordini professionali, dalle categorie protette come i tassisti, ai sindacati e alle banche “del territorio” ),  queste riforme sono sparite dall’orizzonte del governo-del-cambiamento. Questo perché queste e misure, spesso a costo zero per il bilancio, in genere hanno costi politici elevati perché i loro effetti sulla crescita non sono immediatamente visibili, mentre il loro costi lo sono. Eppure, la storia delle recenti riforme strutturali messe in atto nei paesi dell’Europa del Sud colpiti maggiormente dalla crisi,  Spagna, Portogallo, Cipro, Grecia,  mostra anche aspetti di successo. Ne ho discusso ieri all’ Università Statale Bicocca, dove sono stato invitato a tenere una lezione per inaugurare l’anno accademico del corso di Laurea in International Economics and Finance.  Per chi e’ interessato, le slide della presentazione si trovano qui...

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I Numerini della Manovra

È un vero peccato che né il Premier Conte, né i due Vicepremier semi-plenipotenziari non abbiano, per formazione o mancanza della stessa, alcuna dimestichezza con i “numerini” della manovra di politica economica. E questo non tanto perché sui “numerini” si dovrà trattare con l’arcigna Commissione Europea, che in questi anni ha fatto per la verità ampi sconti sulle promesse fatte dai vari governi. E neppure perché i “numerini” sono osservati attentamente dai cosiddetti mercati, che devono decidere se rinnovare i titoli di Stato che possiedono o chiederne il rimborso (che lo Stato non avrebbe i soldi per garantire). Molti...

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La dinamica del debito pubblico con un disavanzo al 2.4% del Pil

Qui sotto riporto un semplice calcolo back-of-the-envelope  che mostra l’evoluzione del rapporto debito-PIL con un rapporto tra disavanzo e PIL inizialmente intorno  al 2.4% . Sono descritti 3 scenari. Nello scenario piu’ ottimistico  (linea blu), l’avanzo primario viene mantenuto stabile al 2%; il tasso di interesse reale, per l’aumento generale dei tassi di mercato e la fine del QE, aumenta gradualmente fino al 4% nel 2040; la crescita rimane stabile all’ ‘1.5%. In questo scenario, inizialmente il rapporto debito-PIL si riduce , per poi tornare a crescere verso il livello attuale.  Nello scenario intermedio,  in rosso,  le ipotesi sui  tassi...

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Paolo Manasse


Professor of Economics
Economics Department, University of Bologna

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